Premessa: il cinema è una forma d’arte affascinante, complessa. Il cinema nel tempo ha raccontato la Storia, l’ha assorbita, ne ha fatto parte. Ha assunto un ruolo nella memoria collettiva e nelle vite di tutti noi. I grandi filmmaker hanno stravolto il modo di raccontare e rappresentare con le immagini.

Oggi più che mai bisogna fare una distinzione importante: quella tra filmmaker e videomaker. Entrambi, in modi diversi, sono comunicatori. Si può dire, però, che il filmmaker ha più a che fare con l’arte ed il linguaggio del cinema. Con l’espressione di una idea autoriale, con un lavoro di squadra stratificato, rigoroso. Il videomaker, invece, si trova più spesso del regista di fronte a una comunicazione promozionale, con esigenze legate al marketing. Progetti dove, non di rado, il videomaker si trova a gestire da solo i vari aspetti della produzione.

Non ti parlerò, quindi, dei film che hanno segnato la Storia. Mi concentrerò su alcuni film che, in qualche modo, possano dare stimoli creativi ai videomaker, gli artigiani 2.0 dell’audiovisivo. Magari film a bassi budget di produzione o contaminati da forme d’arte innovative.

Ci saranno di certo dei “grandi assenti”. Avremo modo di approfondire, se l’articolo ti piacerà. Scrivicelo in baso, nei commenti.

1 – Duel (Steven Spielberg, 1971)

Teso, senza respiro, nelle mani di altri registi un quasi inesorabile b-movie. Ma che nelle mani di Spielberg (e della sua giovane, folgorante esigenza espressiva) si trasforma in una delle migliori opere del regista americano. Meglio del più celebre Lo squalo, meglio di varie sue patinate, stanche produzioni recenti, Duel è un road movie di genere thriller. Perché lo consiglio a un videomaker? Perché è un film a basso budget, dalle influenze hitchcockiane, girato in meno di due settimane, ma con una regia decisa e consapevole. Un invito per i videomaker a ricordare l’importanza della regia e a valorizzare con la messa in scena un’idea magari non eccezionale…

2 – Eternal sunshine of the spotless mind (Michel Gondry, 2004)

Proverbiale in Italia per l’infelice titolo Se mi lasci ti cancello, il film è un racconto struggente e a tratti onirico di uno dei tanti amori impossibili che, spesso, ci si trova a vivere. Il francese Gondry, che qui dirige, tra gli altri, i convincenti Jim Carrey e Kate Winslet, si fa forte della sua esperienza di videomaker (ha diretto videoclip – Massive Attack, Bjork, The White Stripes, The Chemical Brothers -, corti, documentari, spot). Ne viene fuori un film che osa e lo fa nei punti giusti, un film allo stesso tempo “d’autore” e “commerciale”. Che ci restituisce una storia frastagliata e coinvolgente. Una regia innovativa, che parla d’amore con letti su spiagge bianche, capelli blu, nuotate in lavandini, macchine per la mente. Un ottimo esempio, insomma, di come la narrazione con immagini, anche e soprattutto quella dei videomaker, può (e deve) talvolta spingersi oltre le convenzioni.

3 – Chacun son cinéma (AA.VV., 2007)

Prodotto per festeggiare i 60 anni del Festival di Cannes (alla memoria di Fellini), Chacun son cinéma è un interessante film collettivo da 33 episodi. Ogni regista, in circa 3 minuti, è chiamato a raccontare la propria idea di cinema, inteso come luogo fisico. Angelopoulos, Takeshi Kitano, Nanni Moretti, i Dardenne, Iñárritu, Lars Von Trier: questi e tanti altri autori propongono la loro personale idea della sala, ognuno col proprio stile, la propria idea, il proprio immaginario. Perché lo propongo a un videomaker? Perché questo film collettivo è un ottimo spunto per imparare a guardare un’idea da tante prospettive, ognuna non migliore o peggiore di un’altra: semplicemente diversa.

4 – From one second to the next (Werner Herzog, 2013)

Commissionato da AT&T, Verizon, Sprint e T-Mobile, questo documentario fa parte della campagna It can wait, nata per sensibilizzare chi guida un’auto al non utilizzo di smartphone e telefoni cellulari. Werner Herzog, il geniale maestro del cinema tedesco, non ha bisogno di presentazioni. Fitzcarraldo, Grizzly man, Cuore di vetro, sono solo alcune tra le opere della sua personale ricerca nella Settima Arte. La sua firma registica viene però stavolta messa al servizio di una produzione commerciale. Herzog, senza rinunciare al suo sguardo sottile e allo stesso tempo oggettivo, sceglie di mostrare quattro facce dello stesso dolore. Quattro storie crudeli raccontate con intelligenza e intenzione. Ve lo consiglio (potete vederlo sul canale YouTube di AT&T, qui) perché l’efficacia di Herzog nel rendere certi tipi di emozioni può essere da spunto per ogni videomaker.

5 – Taxi Teheran (Jafar Panahi, 2015)

Il cinema mediorientale è molto più fruibile di quello che si pensi, per noi occidentali. Decine e decine di film, soprattutto negli ultimi anni, sanno parlare del presente di quei luoghi e allo stesso tempo a una platea internazionale. Taxi Teheran, però, ha una particolarità. Il regista Panahi, condannato a 20 anni di proibizione di girare film, sfida il divieto girando un film che non è un film: fissa una piccola videocamera sul cruscotto dell’auto e riprende tutto quello che succede all’interno, mentre lui stesso guida. Un furbo espediente per aggirare la censura. Un viaggio in taxi dove i passeggeri che si alternano costruiscono il racconto e dipingono indirettamente la società iraniana di oggi. Orso D’Oro a Berlino, questo squisito esempio di meta-cinema (scritto, diretto, interpretato, fotografato, montato, musicato e prodotto da Jafar Panahi) è certamente, per un videomaker, un documento da vedere. E su cui riflettere.

Ti interessa sapere altri film? Vuoi proporre qualche titolo secondo te altrettanto interessante per un videomaker? Scrivimi nei commenti!

Multimedia Specialist in Viseeva, è IT Engineer per formazione. Cura i progetti e gli articoli dell'area Multimedia ed ICT. Lavora anche come docente in scuole ed enti di formazione.

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